Stop al parcheggio selvaggio

Se lauto non è allineata alla carreggiata la multa è valida

 

Roma, 27 gen. (Adnkronos) - Stop a parcheggio 'selvaggio'. L'avvertimento arriva dalla Cassazione che rileva come le contravvenzioni elevate nei confronti delle auto parcheggiate male, in maniera non perfettamente allineata alla careggiata non diano spazio a contestazioni di sorta. In particolare, la Sesta sezione

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Improcedibilità del Ricorso

Il deposito della sentenza impugnata senza la relata di notifica rende ricorso per Cassazione improcedibile.Sentenze
 

Nell'ipotesi in cui il ricorrente alleghi che la sentenza impugnata gli è stata notificata, limitandosi a produrre una copia autentica della sentenza senza la relata di notificazione, il ricorso per cassazione deve essere dichiarato

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La ripresa economica è una bufala

La ripresa economica è una bufala……

 

27.09.2010

 

Anche dall’Istat arriva un quadro economico preoccupante.

Ha detto Struss-Kahn, direttore del Fondo Monetario Internazionale, che non si può parlare di ripresa economica senza risultati nell’occupazione. Applicando questi criteri in Italia la ripresa non c’è.

L’Italia ha ormai 2 milioni di disoccupati, pari all’8,5 %, a cui vanno aggiunti almeno 600.000 cassaintegrati che non sanno se alla fine del periodo avranno ancora un lavoro. Per di più la produzione attualmente avviene senza di loro. Quindi il loro riassorbimento dipenderà dalla forza della ripresa economica, se il ritmo resta questo saranno dolori.

A questi vanno aggiunti gli "scoraggiati", quelli che il lavoro nemmeno lo cercano perché sanno che tanto non lo troverebbero.

Siamo dunque oltre il 10 % di disoccupati all’interno della triste media europea. Come aveva già detto mesi fa la Banca d’Italia, che subì per questo un feroce attacco dal Governo per avere osato contraddire il suo ottimismo infondato. L’Italia che va meglio degli altri paesi europei si conferma semplicemente una balla.

Anche il balletto delle cifre che il Governo utilizza per ingigantire la ripresa economica dell’Italia si basa su differenze dello zero virgola, cioè quasi nulla. Una parte delle imprese parla di ripresa, ma purtroppo nei loro conti l’occupazione non conta.

Per di più nelle iniziative del Governo non ci sono le novità che andrebbero introdotte nel sistema economico, perché è chiaro che nessun paese può pensare di tornare alla situazione di prima. La qualità è la vera sfida del futuro e su questo purtroppo il nostro paese è messo piuttosto male.

Basta pensare all’energia dove una lobby affaristica guidata da Enel e i francesi d’intesa con il Governo sta brigando per tornare al nucleare con costi enormi, con effetti occupazionali ridicoli e pericoli per l’ambiente e la salute delle persone. Invece l’attenzione dovrebbe essere tutta sul risparmio energetico e le energie da fonti rinnovabili che costano molto meno, danno occupazione 15/20 volte di più del nucleare e non comportano rischi per persone e territorio.

Negli altri paesi ci sono iniziative per costruire risposte alla crisi, in Italia no.

Il Ministro dell’Economia Tremonti è oggi un tetragono difensore dei conti pubblici secondo i moduli dettati dalla BCE, Colbert è ormai solo una lontana infatuazione giovanile. La conseguenza è che gli investimenti pubblici vengono sacrificati per primi e l’economia resta ferma. Ogni tanto dal Governo vengono sparate cifre per miliardi di investimenti che però non vengono fatti e sono sempre gli stessi quattrini che vengono spostati da una riunione all’altra.

L’Italia uscirà da questa crisi in condizioni pessime, più piccola, più ingiusta, più lontana dagli standard che dovrebbe avere avere un paese avanzato.

Per questo prima l’Italia si libererà di un Governo che si occupa seriamente solo di evitare i processi a Berlusconi meglio sarà. Questo dovrebbe ricordarlo anche l’opposizione. Urge un’alternativa politica. Le incertezze sul voto anticipato e su altri passaggi possibili della crisi della destra sono preoccupanti. Naturalmente nessuno può negare che una nuova legge elettorale sia assolutamente necessaria, ma ottenerla prima del possibile voto anticipato non può essere ragione di paralisi. Ottenere una nuova legge elettorale è meglio, ma se non ci si riesce (ed è probabile visto che sia Berlusconi che Bossi non hanno alcun interesse a cambiarla) occorre comunque dare la priorità all’obiettivo di liberare il nostro paese da un Governo che fa danni proprio non facendo e lasciando marcire la situazione economica e occupazionale.

basta con la logica dei tagli

basta con la logica dei tagli…

 

04.10.2010

 

L’attenzione si è comprensibilmente concentrata sul Governo, sulla fiducia richiesta, sull’esito del voto finale.

Nessuno può negare l’importanza di questo passaggio sul destino del Governo.

Ciò non toglie che sarebbe un grave errore distrarsi da avvenimenti che potrebbero avere effetti pesantissimi sul futuro del nostro paese.

Si tratta della discussione europea sui conti pubblici dei paesi membri.

E’ in vigore l’accordo di Mahastricht, con i noti parametri da rispettare. Sul trattato di Mahastricht, sulle sue rigide regole di bilancio, autorevolmente definite stupide, è aperta da tempo una discussione critica che ne ha messo in discussione rigidità e vincoli. Senza troppa fortuna, in verità. Basta ricordare la discussione sull’esigenza di aggiungere ai parametri di Mahastricht, interpretati dalle vestali del monetarismo europeo con rigidità, almeno altri parametri come la qualità dello sviluppo, gli investimenti di interesse europeo, l’occupazione, ecc. Anche a destra c’è chi proposto di escludere dai parametri le spese di investimento negli armamenti.

La commissione Attali discusse in sostanza di questo quando ha messo in discussione i criteri di misurazione del Pil.

Il vento oggi spira di nuovo non solo verso l’applicazione rigida dei parametri di Mahastricht, ma va oltre se è vero che dovrebbero entrare in vigore regole ancora più rigide sul debito pubblico e sanzioni che renderebbero –paradossalmente - il paese che sfora i conti ancora più debole perché costretto a pagare anche una pesante penale.

Il pericolo di un default di tipo greco viene agitato come un drappo rosso.

Il patto di stabilità e crescita caro a Ciampi perderebbe definitivamente la crescita e resterebbero solo i tagli.

Il Governo italiano si presenta in questa discussione europea nelle condizioni peggiori, perché prima ha esaltato quanto l’Italia sarebbe messa meglio degli altri paesi europei mentre ora siamo in realtà più esposti con numeri da brivido.

Il debito pubblico italiano arriverà nel 2011 al 119 %, dal 104 % che era all’inizio del 2008 e questo è esattamente il punto di attacco dei rigoristi che vogliono non solo l’applicazione rigida di Mahastricht ma auspicano un nuovo trattato che lo sostituisca ancora più rigido. Il trattato di Mahastricht per un soffio non è entrato nella Carta europea ma ora potrebbe diventare ancora più rigido e l’Italia ne pagherebbe le conseguenze.

Il Governo Berlusconi-Tremonti ha lasciato aumentare il debito pubblico italiano di altri 150 miliardi di euro. Il livello più alto mai visto e qui il risanamento delle banche c’entra poco perché le ragioni sono: riduzione dello sviluppo, riduzione delle entrate,

aumento fuori controllo delle spese malgrado i tagli e regali fiscali a categorie sociali amiche.

Ora l’Italia è in difficoltà. La destra europea preme e teorizza una riduzione del debito pubblico del 3 % l’anno per 20 anni, con la conseguenza che lo stato sociale non sarà più sopportabile e un impoverimento secco delle condizioni di vita.

La sinistra europea, tutta, dovrebbe contrastare questa linea in nome di un contributo europeo alla ripresa economica mondiale. Tagliare ora, senza ripresa economica vuol dire condannare la maggioranza dell’Europa a un lungo periodo di staganzione, di disoccupazione. Sarebbe una follia, la costruzione dell’Europa stessa potrebbe entrare in sofferenza. Se il risanamento dei conti avviene dentro la logica dei tagli non c’è scampo. L’unica alternativa possibile è quella di una politica di sviluppo che in particolare in Italia deve prendere i soldi dove sono e investire e sostenere la ripresa economica e l’occupazione.

Anche da questo versante prima si cambia registro e si discuterà di cose serie meglio sarà per l’Italia.

Se l'Europa riscopre il vecchio Tobin

Se l'Europa riscopre il vecchio Tobin

 

11.10.2010

 

La Tobin tax entrò negli obiettivi del programma del 2° Governo Prodi. Purtroppo la sua attuazione non fu realizzata nei 2 anni di vita del Governo. Tra proponenti e sostenitori se ne sono occupati in tanti. Oggi la disatrosa crisi finanziaria internazionale ha costretto a discutere di forme di regolazione dei mercati finanziari e di Tobin tax si è cominciato a parlare anche nelle sedi internazionali. Ne hanno parlato in tanti: dal banchiere che presiedeva il corrispettivo inglese della Consob italiana fino, più recentemente, a Sarkozy nel discorso all’ONU.

Ora l’Unità ha rilanciato meritoriamente la proposta e questo potrebbe consentire di riprendere a discutere di attuazione.

Visti i complessi problemi posti dalla crisi finanziaria e dalle sue disastrose conseguenze la Tobin tax è uno degli strumenti di intervento sui mercati finanziari.

La crisi finanziaria internazionale ha messo a nudo le contraddizioni e le storture del sistema finanziario internazionale, che sono ben maggiori dei mutui subprime.

In campo finanziario la globalizzazione è reale. I capitali si muovono da tempo in grande libertà e decidono le fortune o la caduta dei sistemi economici nazionali e lo fanno in assenza, o quasi, di regole.

Anzi, prevale tuttora una concorrenza tra aree del mondo attraverso il trattamento più favorevole da riservare ai movimenti dei capitali.

L’attività finanziaria è cresciuta oltre i livelli immaginabili. C’è chi ha calcolato che ben oltre il 90 % delle attività finanziarie non hanno alcun rapporto con le attività reali della produzione, dei servizi, delle attività materiali o immateriali.

I capitali che si muovono nel mondo sono enormi, molte volte il PIL mondiale annuo.

Questa ipertrofia finanziaria ha favorito lo spiazzamento delle attività produttive e reali, ha relegato il lavoro nel punto più basso della scala dei valori sociali.

Se l’attività finanziaria è cresciuta, parafrasando Sraffa, producendo denaro attraverso denaro, gli effetti nefasti sono stati molto concreti e reali.

La beffa è doppia: prima la crisi finanziaria ha trascinato l’economia nella recessione, poi il risanamento dei conti pubblici viene scaricato sugli stessi che ne hanno già pagato le conseguenze in termini di disoccupazione, caduta dei redditi, ecc.

Nei giorni cruciali della crisi finanziaria c’è stata una fase in cui le urla contro i nuovi untori del mondo finanziario si levavano altissime. Passata la fase più acuta e incerta, gli ambienti finanziari hanno capito rapidamente che si poteva parlare alle vecchie abitudini.

Questo è anche un problema di democrazia: alcuni centri finanziari nelle attuali carenze di regole possono decidere della vita e della morte di un’economia nazionale

(vedi Grecia) mentre la discussione dovrebbe iniziare proprio dall’opportunità o meno di consentire che alcuni prodotti finanziari continuino ad esistere, a quali regole debbono sottostare altri prodotti, e a quali condizioni possono essere consentiti altre attività ancora. Soros ha detto: "un mercato globale ha bisogno di regole globali". Purtroppo la libera circolazione dei capitali è avvenuta prima di definire le regole. Occorre che vengano stabilite precise regole e chiari divieti.

Le Autorità debbono avere il potere di controllare tutti i prodotti finanziari, vietando senza ambiguità quelli rischiosi che vivono perché offrono il miraggio di facili guadagni.

La crisi finanziaria internazionale non ha ancora esaurito i suoi effetti. Le previsioni dciono che prima del 2015 l’occupazione non tornerà ai livelli precrisi, l’economia dei paesi cosiddetti forti segna il passo, l’occupazione è ferma e quindi le conseguenze della crisi finanziaria internazionale si stanno prolungando nel tempo.

Quindi l’idea, foss’anche l’utopia, di un nuovo ordine regolatore mondiale dei mercati finanziari (una nuova Bretton Wood) da raggiungere anche per gradi è di grande attualità. E’ uno snodo decisivo, senza affrontare il quale il governo dei processi economici è quasi impossibile.

Il mercato non è in grado di regolarsi da solo. Può solo essere regolato dalle scelte politiche. La teoria della mano invisibile che regola non tiene. La mano che regola deve essere visibile e guidata dalle scelte politiche.

La Tobin tax in questo senso va vista solo come un primo passo che avrebbe il merito di rendere conoscibile un mercato finanziario largamente opaco, naturalmente occorre porsi il problema di un sistema di regole più complesso e cogente della Tobin.

La Tobin tax è un granello ma può essere molto utile, a condizione che ciascuno faccia la sua parte.

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