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La valutazione del fatti e la misura delle sanzioni nel procedimento disciplinare 

 

Cons. Stato Sez. IV, Sent., 26-07-2012, n. 4257Fatto - Diritto P.Q.M.
Svolgimento del processo - Motivi della decisione
Con il presente gravame l'appellante chiede l'annullamento della decisione del TAR con cui è stato respinto il

suo ricorso diretto all'annullamento del provvedimento disciplinare, del 9 febbraio 2006, della perdita del grado per rimozione, e dei presupposti atti di parziale rinnovazione del procedimento disciplinare; del rapporto finale relativo all'inchiesta disciplinare dell'Ufficiale Inquirente in data 8 ottobre 2005; e del parere della Commissione di disciplina del 12 dicembre 2005.Il ricorrente assume che la decisione impugnata ha respinto entrambi i motivi con una motivazione succinta ed erronea.
L'Amministrazione intimata si è costituita solo formalmente in giudizio richiamandosi alle difese di primo grado.All'Udienza pubblica di discussione, uditi i difensori delle parti, il ricorso è stato ritenuto in decisione dal Collegio.L'appello è infondato.___ 1. Con una prima doglianza di carattere procedimentale, il ricorrente censura il passo della decisione impugnata per cui:
-- non si sarebbe affatto realizzata la situazione di inerzia procedimentale sanzionata dall'art. 120 del D.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3, in quanto la mancata apposizione della data e della firma, su ogni documento avuto in visione dall'inquisito, avrebbe dato luogo alla diversa vicenda del compimento di un'attività istruttoria irrituale e per tale ragione annullata e rinnovata;-- la rinnovazione dell'atto di contestazione degli addebiti del 1 settembre 2005 e dei successivi atti procedimentali era comunque avvenuta entro i termini massimi previsti dalla normativa vigente.
L'appellante lamenta, al contrario, che erroneamente il TAR non avrebbe rilevato l'intervenuta estinzione del procedimento disciplinare, ai sensi dell'art. 120 del D.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3, in quanto nel caso sarebbero decorsi novanta giorni tra l'atto di contestazione degli addebiti del 7 giugno 2005 ed il rapporto finale dell'8 ottobre 2005.
Per l'appellante erroneamente l'Amministrazione avrebbe ripreso il procedimento a partire dall'atto di presa visione e non avrebbe proceduto ad annullare anche la contestazione degli addebiti del 7.6.2005, data dalla quale dovevano essere conteggiati i 90 giorni. Per tale via l'Amministrazione -- alla cui azione irrituale si doveva l'erroneità del procedimento-- si sarebbe auto-concessa un'indebita proroga del termine dei 90 gg. posto in favore dell'incolpato.L'assunto è infondato.In primo luogo il termine estintivo del procedimento disciplinare, fissato dall'art. 120 comma 1, t.u. 10 gennaio 1957 n. 3 in novanta giorni, s'interrompe ogniqualvolta, prima della sua scadenza, sia adottato un atto proprio del procedimento, anche se di carattere interno, dal quale possa inequivocamente desumersi la volontà dell'Amministrazione di portare a conclusione il procedimento (cfr.Consiglio di Stato sez. IV 03 maggio 2011 n. 2643; Consiglio Stato sez. IV 26 febbraio 2009 n. 1137).In base al principio dell'economia dei mezzi giuridici, se l'amministrazione riscontra vizi nel modus procedendi, che non travolgono l'intero procedimento ma coinvolgono solo singole fasi, legittimamente può far ricorso alla regola cardine della conservazione degli atti validi e di conseguenza, può limitare l'esercizio dell'autotutela agli atti effettivamente incisi dalle accertate illegittimità e, quindi, circoscrivere la rinnovazione del procedimento alle sole fasi viziate e a quelle successive, conservando l'efficacia dei precedenti atti legittimi del procedimento.Pertanto, essendo la contestazione degli addebiti del 7.6.2005 del tutto esente da mende proprie, esattamente il Comando Regionale, con l'atto del 13.8.2005 , ha disposto la rinnovazione della "presa visione" degli atti dell'inchiesta da parte dell'incolpato, di cui all'invito all'appellato del 1.9.2005.
In tale prospettiva, appare significativo il fatto che, non si rinvengono atteggiamenti particolarmente negligenti o artatamente dilatori nella conduzione del procedimento disciplinare da parte dell'amministrazione. Non vi è stata dunque alcuna "auto-proroga", ma il termine estintivo del procedimento disciplinare fissato dall'art. 120 comma 1, D.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3 cit. è stato legittimamente interrotto più volte con atti propri, di carattere interno, del procedimento disciplinare con la precipua finalità di garantire con certezza la generalizzata contezza del rispetto del diritto di .difesa dell'incolpato.Il motivo è dunque infondato e deve essere respinto.___2. Con il secondo motivo, che attiene al merito del provvedimento, il ricorrente ripropone l'originario motivo di ricorso, disatteso dal TAR, con cui lamenta che, sulla scia di un certo filone giurisprudenziale, vi sarebbe stata una sproporzione tra la sanzione inflittagli della perdita del grado ed il fatto contestatogli, senza alcuna considerazione per il suo eccellente stato di servizio.
Nella specie si sarebbe trattato di un uso occasionale di droghe leggere fuori dal servizio, cagionato dall'ansia per un grave stato di salute del figlio, senza pregiudizio per cose o persone,.
L'assunto non può essere condiviso.In primo luogo, com'è noto, la sostanziale autonomia delle valutazioni da compiere in sede disciplinare rispetto a quelle di competenza del giudice penale legittima l'amministrazione ad irrogare sanzioni anche in relazione a fatti penalmente irrilevanti (cfr. fra le tante: Consiglio Stato , sez. IV, 05 ottobre 2004 , n. 6490; Cons. Stato, IV Sez., 4/9/1992 n.732).Al riguardo, in linea di principio, di per sé è irrilevante lo stato di servizio in quanto la valutazione dei fatti e della loro gravità così come la misura delle relative sanzioni:-- rientra in una valutazione di merito ampiamente discrezionale che è sindacabile sul piano della legittimità unicamente nell'ipotesi di macroscopici vizi logici o di travisamento dei fatti;-- la punibilità di una condotta disciplinarmente rilevante è finalizzata alla migliore tutela dell'interesse pubblico alla legalità, all'imparzialità e al buon andamento degli uffici pubblici, secondo i principi sanciti dall'art. 97 Cost. .Nel caso in esame, il provvedimento di destituzione appare del tutto logico e coerente con le sue premesse e con le ricordate finalità generali di tutela degli interessi pubblici ed è esente da un qualunque sintomatico vizio di illogicità o di irragionevolezza.Il provvedimento definitivo è infatti affidato ad un'obiettiva valutazione di un comportamenti del dipendente, trovato in possesso di hashish in un controllo dai Carabinieri, ritenuto rilevante negativamente sotto il profilo disciplinare.Si tratta infatti di una condotta che, se può avere ì caratteri della tenuità per un comune cittadino, per un appartenente alla Guardia di Finanza -- ancorché lo si voglia connotare dell'occasionalità -- appare avere il requisito della gravità sotto il profilo disciplinare. E' stato infatti ritenuto legittimo il provvedimento di perdita del grado del finanziere in servizio permanente per un uso. anche saltuario o occasionale, di sostanze stupefacenti (cfr. Consiglio di Stato sez. IV 13 maggio 2010 n. 2927).Ciò perché il possesso ed il consumo di sostanze stupefacenti:-- costituisce una violazione del giuramento ed un comportamento comunque contrario alle finalità del corpo della Guardia di finanza ai sensi dell'art. 40 punto 6 L. 3 agosto 1991, n. 833;.--- necessita dell'inevitabile interlocuzione con soggetti spacciatori, il che costituisce un comportamento radicalmente contrario ai doveri ed alle finalità istituzionali del Corpo, che comprendono, com'è noto, anche la prevenzione e la repressione dei reati connessi all'uso di sostanze stupefacenti;-- altera l'equilibrio psichico, ed è in grado di attenuare l'esemplarità della condotta, ed influisce negativamente sul rendimento del militare (cfr. Consiglio di Stato, Sez. IV, 11 ottobre 2007, n. 5358);-- appare un indizio sintomatico della mancanza di quel senso dell'onore e di quel senso morale che sono qualità etiche e professionali indispensabili per un finanziere.L'Amministrazione di appartenenza conserva il suo potere di autonoma valutazione dell'illecito nell'ambito del procedimento disciplinare, in quanto l'illiceità penale e quella disciplinare orbitano su piani assolutamente differenti.Del tutto legittimamente si è ritenuto in che si fosse in presenza di una condotta manifestamente incompatibile con i fini istituzionali perseguiti dall'Amministrazione.___ 3. In definitiva l'appello è infondato, e per l'effetto la sentenza deve essere integralmente confermata.In deroga alle regole generali di cui all'art. 26 del c.p.c. sussistono giusti motivi, per disporre equitativamente l'integrale compensazione delle spese del presente giudizio.
P.Q.M.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta) definitivamente pronunciando:
___ 1. respinge l'appello, come in epigrafe proposto.
___ 2. Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

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